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don Daniele Gianotti

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Al servizio delle comunità
Don Daniele Gianotti, prete della diocesi di Reggio Emilia - Guastalla dal 1982, insegnante di teologia sistematica alla Facoltà Teologica dell’Emilia- Romagna, responsabile diocesano per la musica liturgica.

Il mio primo contributo per CC, nel 1993, non fu di ordine teorico, ma pratico: proporre un’idea grafica, cercare come scrivere le partiture, cose così, insomma (che non sono ancora finite, del resto: il che spiega anche molti dei ritardi con i quali esce la rivista... E poi, molti miei amici preti hanno un lato di “manovalanza”, che integra le loro attività più “spirituali”: questo è il mio).
Sono anche l’unico prete in redazione: l’unico, quindi, a vivere la liturgia anche dalla parte di chi è chiamato a presiederla nel nome del Signore. Ed è bello potersi confrontare sul significato, le forme, la grazia (e i limiti) del celebrare cristiano con i laici, soprattutto con quelli che vivono nella normalità della vita delle comunità parrocchiali il servizio alla vita liturgica. Senza questa dimensione, gran parte del nostro lavoro sarebbe inutile, diventerebbe troppo teorico, troppo staccato dalle necessità di comunità concrete, molto diverse tra di loro per storia, tradizioni, mezzi, attenzioni alla dimensione celebrativa della vita cristiana...
Nella mia testa (e, credo, anche in quella degli altri redattori), Celebrare cantando non è mai stata una pubblicazione di alta musicologia liturgica o di approfondimento “scientifico” della liturgia e delle sue implicazioni antropologiche, teologiche, ritolo- giche o che altro: ma uno strumento relativamente “semplice”, di cui potersi servire nella pratica liturgica ordinaria; e alla quale potere magari tornare – dopo aver sfruttato l’eventuale canto “azzeccato” – anche per leggere un articolo, approfondire un tema, crescere nella propria competenza... Ma sempre con l’idea che la liturgia non è né in queste pagine, né in altre più profonde e articolate: è, invece, nella vita delle comunità cristiane, dove lo Spirito soffia e il mistero di grazia, di misericordia, di vita nuova che viene da Dio nel Cristo crocifisso e risorto continua a radunare la Chiesa e a sostenerla nel suo pellegrinaggio dentro all’umanità, fino al giorno del Signore.
Nell’attuale dibattito intorno alla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II (riforma che ha sempre ispirato le nostre scelte) mi sembra che le grandi assenti, il più delle volte, siano proprio loro, le comunità cristiane concrete, nelle quali si fa presente, soprattutto quando celebrano l’Eucaristia, l’unica Chiesa di Cristo. La Chiesa che il Signore ha amato fino a dare la vita per essa, la Chiesa che Egli santifica e riempie dei suoi doni, la troviamo lì, nelle nostre comunità spesso “scassate” e fragili. È per esse, prima di tutto, che credo valga ancora la pena di spendere lietamente tempo e fatica anche in questo nostro lavoro: perché sono esse il Corpo del Signore e il Tempio del suo Spirito nel mondo.

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