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Armando Saielli

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Musica e liturgia, un ponte tra passato e futuro
Armando Saielli, pianista, concertista, docente di musica nella scuola pubblica e collaboratore sempre disponibile alle diverse attività dell’IDML, si è cimentato in anni recenti nella composizione di un’intera “Messa” per la dedicazione di una nuova chiesa: un punto d’approdo (provvisorio!) importante per il suo impegno nella musica liturgica.
Non senza difficoltà mi accingo a scrivere della mia esperienza di questi anni di lavoro nell’ambito della musica e della liturgia, perché si tratta di un’esperienza strettamente legata a vicende personali che entrano oggi a far parte integrante e viva del mio essere.
Posso senz’altro dire che il lavoro di questi 17 anni di collaborazione con l’IDML e la rivista Celebrare cantando ha rappresentato per diversi aspetti un ponte tra passato e presente, soprattutto dal punto di vista umano, e in seconda battuta musicale. Il mio passato mi riporta alla mia infanzia musicale, nata intorno a due persone prematuramente scomparse, ma ancora così vive nel mio pensiero: don Piero Medici e don Luigi Guglielmi. Da loro ho imparato molte cose.
Don Piero ha lasciato, in chi è stato ragazzo negli anni Settanta e Ottanta a San Cassiano (RE), la gioia del trovarsi, del fare comunità, dello stare insieme facendo musica durante le prove di canto più partecipate che io ricordi, prove di canto che terminavano quasi sempre, se non era tardi, con una partita a calcio. Si cercava di guardare avanti con la musica, ai nuovi compositori ma, durante la Messa, c’era sempre un momento in cui don Piero trovava il modo di chiedere “... dai, Armando, suona una bella fuga di Bach”... Si viveva insieme un ponte tra il passato e il futuro, con estrema naturalezza, facendo in modo che la musica nella liturgia fosse un’esperienza “non escludente”, ma al contrario, guardasse avanti, vivendo nel presente, in cui i mestri del passato non sono dimenticati.
La mia esperienza con Celebrare cantando ha inizio quando, nel 1993, già diplomato in pianoforte e in attività concertistica in seguito alle affermazioni ai concorsi pianistici, mi trovavo a svolgere il servizio civile nella Caritas, diretta da don Luigi Guglielmi; il mio servizio civile è stata un’esperienza di vita piena, vissuta senza esclusione di colpi, e partecipata nella vita della comunità che mi ospitava; e i miei referenti, parlarono evidentemente a don Luigi di un obiettore capace di suonare e attivo da tempo nella musica liturgica. La risposta del direttore della Caritas fu di offrirmi una licenza di quattro giorni per partecipare, insieme a lui, a un convegno di musica sacra a Collevalenza. Onorato di questa proposta, accettai senza immaginare cosa sarebbe stato fare un viaggio insieme a questa persona. Il dialogo fu incredibilmente intenso: dopo poche ore di viaggio don Luigi mi chiedeva un parere su questioni che lo stavano impegnando in quei giorni: come rispondere a una lettera pubblica non proprio generosa nei confronti del suo operato.
Tra tutti gli argomenti, senza trascurare i miei giovanili tormenti, la musica era il terreno principale di confronti: il presente era un ponte verso il mio futuro perché don Luigi mi propose di entrare nella redazione di Celebrare cantando e nella scuola di musica e liturgia; secondo lui, avrei potuto portare qualcosa di utile. Non so in quale misura questo sia avvenuto, ma evidentemente, il suo invito aveva rappresentato per me il ponte verso il futuro. L’ultima volta che ci siamo visti è stata durante una registrazione di Celebrare cantando, lui cantava le Litanie dei Santi (cf. CC 9), io suonavo... ci siamo salutati così.
L’esperienza è continuata esattamente sugli stessi binari, crescendo il viaggio è stato sempre più stimolante, perché a volte così succede nella vita, procedendo per questa incredibile traversata. Le prove con le quali recentemente mi sono trovato a confrontarmi hanno visto la perfetta continuità con le entusiasmanti esperienze giovanili nella musica liturgica, con la differenza che adesso l’età è cambiata: rispondendo ad alcune domande riguardo la Messa “Gesù Redentore” (cf. CC 45), il redattore dell’intervista l’ha titolata così: “nella musica un ponte tra passato e presente”.
Per me questo lavoro è stato un lavoro su me stesso, con me stesso e soprattutto insieme a don Daniele Gianotti e Giovanni Mareggini, che ha infinitamente arricchito la mia esperienza musicale e soprattutto, l’esperienza umana. Un ponte verso il futuro.

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