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Don Luigi Guglielmi

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Nato nel 1945, don Luigi Guglielmi entrò nel Seminario di Reggio Emilia, dove divenne prete nel giugno del 1969, insieme con uno dei fratelli, p. Tiziano, missionario dei "padri bianchi", che morì poi tragicamente, ancora giovane, in un incidente areo in Rwanda, dove era parroco di Rwamagana.

Don Luigi, dopo l'ordinazione, fu per cinque anni studente di musica a Roma, presso il Pontifico Istituto di Musica sacra. Rientrato in diocesi nel 1974, operò nella parrocchia di S. Stefano come viceparroco; simultaneamente si dedicava all'Azione cattolica ragazzi e alla formazione musicale per la liturgia; nel 1976 fondava la Scuola diocesana di musica, divenuto poi Istituto diocesano di musica e liturgia: don Luigi lo diresse fino al 1994, aumentandone la consistenza di allievi e insegnanti, qualificandone i programmi, fondando la rivista quadrimestrale Celebrare cantando, tuttora in pubblicazione.
Il legame con il fratello l'aveva portato a interessarsi della missione, in particolare con il Rwanda: interesse che crebbe e si rafforzò ancora dopo il 1980, anno della morte di p. Tiziano. Don Luigi fu tra i promotori della creazione del "Centre de santé 'P. Tiziano'", realizzato dal "Gruppo Rwanda - P. Tiziano" sulla collina di Munyaga, nel Rwanda sud-orientale.
Divenuto parroco di Castellazzo e Roncadella, nel 1992 don Luigi venne chiamato dal vescovo Paolo Gibertini a dirigere la Caritas diocesana. I quattro anni nei quali si dedicò alla Caritas sono stati di grande intensità: don Luigi ha continuato e incrementato il servizio degli obiettori di coscienza, curandone in particolare la formazione; ha richiamato l'attenzione e l'impegno della diocesi e delle parrochie alle diverse forme di povertà, antiche e nuove; ha allargato l'orizzonte della carità ai drammi vicini e lontani del nostro pianeta: la ex Jugoslavia, l'Albania, il Rwanda (dove, all'indomani del genocidio e della guerra del 1994, promosse e avviò il "Progetto Amahoro", tuttora attivo). Nel 1993, durante un viaggio in Albania, fu raggiunto dai colpi di pistola ssparati da un giovane ubriaco, e la sua vita restò per ore appesa a un filo. A ricordo di quell'avventura - che vide poi don Luigi tornare in Albania a intercedere presso il tribunale perché fosse mitigata la pena inflitta al suo feritore - ha portato fino alla morte, conficcata nel collo, una pallottola che i medici ritennero più prudente non estrarre.

Don Luigi è morto improvvisamente nelle prime ore del 10 maggio 1996, poche ore dopo aver celebrato una Messa particolare per il Rwanda.

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