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Tutta la musica di papa Francesco

  • Posted on:  Venerdì, 11 Aprile 2014 12:48
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Avvenire ha dedicato una pagina della sua sezione Agorà, nel numero dell'11 aprile 2014, a “tutta la musica di papa Francesco”; la ritrovate a questo link.

Vale però la pena di aggiungere un’informazione che nell’articolo non si trova, riguardante l’occasione in cui il futuro papa, quando era ancora gesuita e insegnava nelle scuole della Compagnia di Gesù, aiutò un gruppo di suoi allievi a fare musica, e in particolare a suonare canzoni dei Beatles. L’ha raccontato per La Civiltà Cattolica un ex allievo di Bergoglio, Jorge Milia, in un’intervista pubblicata nel marzo scorso. Ecco qui il testo:

 

E la musica? Ho saputo che Bergoglio si era occupato anche della musica dei suoi ragazzi. Hai qualche ricordo personale? 
«La nostra era l’epoca dei Beatles: John, Paul, George e Ringo. Tutti noi giovani degli anni Sessanta volevamo essere Beatles, anche se non sapevamo suonare nemmeno il campanello. Alcuni però ci sapevano fare... E, in quel caso, perché l’“Immacolata” non avrebbe dovuto vantare degli emuli dei capelloni di Liverpool? Con tutta la passione degli anni Sessanta, Marcelo Delgado e Jorge Triay volevano creare un complesso sul modello dei Beatles. Ma quanto immaginavano quei due studenti che sfruttavano l’ora di ginnastica per scambiarsi idee, era difficile da realizzare. Non avevano gli strumenti. Mancava una batteria e, al posto di chitarre e bassi elettrici, avevano guitarras criollas, chitarre acustiche. Per fare un gruppo scarseggiavano componenti. E mancavano perfino i testi delle canzoni. Era difficile fare un quartetto con due persone. Non avevano nemmeno un posto dove provare. Insomma, mancava più di quanto avevano, sicché, come spesso capitava quando c’erano problemi da risolvere, decisero di andare a trovare Jorge Mario Bergoglio, che li ascoltò con interesse. Garantì loro soltanto che, per ottenere quel che volevano, avrebbero dovuto faticare. Poco tempo dopo si aggiunsero Ubaldo Pérez Paoli e José Cibils, e il quartetto fu composto. L’aiuto del maestrillo si dimostrò valido, e presto giunsero risultati: un’aula per le prove e un impianto audio, e l’inserimento di un alunno interno, Martín Murphy, che s’incaricasse dei testi delle canzoni. L’appoggio di Bergoglio si fece abituale. Era una costante in lui: non respingeva mai una richiesta di aiuto e, se vedeva che le persone s’impegnavano, lavoravano al progetto, continuava a sostenerle. Per Bergoglio e per il Collegio, l’appoggio a The Shouters («Gli urlatori») non si limitava nel fornire loro l’uso di uno spazio disponibile, ma mirava oltre, a sostenerli in un progetto collettivo che in qualche modo avrebbe avuto ripercussioni nelle loro vite. Anche se sapevano che, finito il Collegio, avrebbero avuto la loro diaspora, considerarono questa un’esperienza ulteriore nella formazione degli alunni» (La Civiltà Cattolica, quaderno 3929, 1 marzo 2014, pp. 532-533).

Letto 47558 volte Ultima modifica il Domenica, 08 Marzo 2015 00:49
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Istituto diocesano di musica e liturgia

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